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Note

Costituzionalismo e crisi economica. I diritti sociali in Grecia

di Giulia Aravantinou Leonidi

In Europa, quasi tutti gli Stati sono “stati sociali” in quanto nelle Costituzioni è previsto o un esplicito riferimento allo Stato sociale o l’enumerazione dei diritti sociali. Negli ordinamenti dell’Europa meridionale il paradigma dello Stato sociale ha assunto delle connotazioni diverse rispetto agli altri ordinamenti europei, nonostante la notevole influenza del Rechstaat tedesco.

Abstract

Il fenomeno migratorio: esercizi di definizione della grammatica giuridica internazionale

di  Cristiana Carletti

Nei numerosi contributi sviluppati e pubblicati sul fenomeno migratorio nel suo complesso, la componente giuridica ha un ruolo importante. Le principali caratteristiche del fenomeno stesso nell’attuale contesto globale sono a fondamento delle politiche di gestione preventiva e contestuale, d’emergenza o ordinaria, delineate e poste in essere dagli Stati d’origine, di transito e di destinazione, ma anche della percezione in cui esso è vissuto dalle popolazioni e dai suoi protagonisti: i migranti.

Abstract

L’intelligence nel Terzo millennio. Riflessioni a margine della «Relazione sulla politica dell’informazione sulla sicurezza», 2014

di Maria Luisa Maniscalco

Il 2014 è stato un anno che ha fatto registrare una situazione particolarmente preoccupante a livello politico ed economico. Non soltanto non è stata affatto superata la grande crisi finanziaria esplosa nel 2008, solo in parte riassorbita negli Stati Uniti e ancora particolarmente acuta in Europa, ma si sono moltiplicate e aggravate le tensioni interne in molti Stati, le attività terroristiche e le crisi diplomatiche e militari in aree di prossimità con il nostro Paese. E il primo trimestre del 2015 non sembra aver invertito il trend di instabilità e insicurezza globali.

Abstract

Dopo l’inferno di Parigi: qualche riflessione su sicurezza, paura, diritti e immigrazione

di Gabriele Maestri

Le riviste scientifiche di area giuridica – al pari delle altre legate alle scienze umane – hanno indubbiamente un rapporto peculiare e molto delicato con ciò che si etichetta genericamente come «attualità». Se ne possono (e, anzi, se ne devono) occupare, per analizzare il più possibile i problemi che via via si pongono e, soprattutto, le soluzioni date, tentate o auspicabili, avendo cura di farlo senza che trascorra troppo tempo da quando le questioni sorgono o, per lo meno, si pongono all’attenzione degli studiosi; allo stesso tempo, tuttavia, resta fermo l’imperativo di sfuggire il più possibile al rischio di “cadere nella cronaca”, cioè di evitare che il proprio scritto si traduca in una mera ricognizione della realtà (rectius: di come l’hanno raccontata i media), magari diffondendosi in qualche commento sui fatti o scaturito da essi, come si potrebbe fare in un editoriale per un quotidiano o un periodico di informazione, che non ha meno dignità di una rivista scientifica ma – appunto – è un’altra cosa.

abstract

I diritti ai “non cittadini” come fattore di sicurezza?

di Gabriele Maestri

Uno dei temi più discussi nel dibattito politico recente è il trattamento riservato dallo Stato a coloro che si trovino sul suo territorio (o ne varchino, in qualche modo, le frontiere) senza esserne cittadini. Si tratta di una questione delicata, poiché si lega a valutazioni che sono di opportunità e di “giustizia” in senso lato, prima che di rispondenza a regole già esistenti, per cui presentano un forte tasso di soggettività; di più, quelle stesse valutazioni si riferiscono quasi sempre alle condizioni in cui determinate persone si trovano, più che ai loro comportamenti. Per questo, nel trattare l’argomento, occorre usare la cautela che merita la persona umana, vista la posizione che essa ha nella nostra Costituzione, in virtù della formulazione dell’art. 2.

Politica della paura. Dove si arresta la democrazia

di Donatella Di Cesare

La battaglia contro la criminalità, accortamente spettacolarizzata, ha assunto ormai un rilievo smisurato nei media. Al punto che i grandi problemi, sui quali dovrebbe piuttosto concentrarsi l’attenzione pubblica, passano non di rado in secondo piano. D’altronde, si acquista immediato consenso politico, se ci si avventura in dichiarazioni di guerra contro la criminalità e, in genere, contro coloro che costituirebbero un pericolo per la sicurezza.

La delega al Governo in tema di “depenalizzazione” dell’immigrazione clandestina: riflessioni sulla sicurezza

di   Gabriele Maestri

La definitiva approvazione della legge n. 67/2014 fa concentrare inevitabilmente l’attenzione su un punto che ha scatenato un consistente dibattito: l’art. 2, che reca la «Delega al Governo per la riforma della disciplina sanzionatoria», al comma 3, lettera b) indica come criterio direttivo per l’esecutivo «abrogare, trasformandolo in illecito amministrativo, il reato previsto dall’articolo 10-bis del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, conservando rilievo penale alle condotte di violazione dei provvedimenti amministrativi adottati in materia».

L’iter della disposizione richiede alcune riflessioni sul percorso delle norme che, dal 2009 (e anche nei mesi precedenti, a partire dalle prime discussioni sul "pacchetto sicurezza" a metà del 2008), hanno riguardato l’immigrazione clandestina e, soprattutto, sull’atteggiamento della sfera pubblica in materia di sicurezza che ha accompagnato l’evoluzione normativa di cui ci si sta occupando. La disposizione di delega potrebbe segnalare l'inizio del declino di un approccio essenzialmente punitivo nei confronti di una determinata categoria di soggetti (gli extracomunitari, giunti o rimasti irregolarmente in Italia), ma potrebbe anche essere il frutto di una semplice analisi - alla portata del legislatore - sui benefici concreti apportati all'ordinamento dalla “penalizazione” dell’immigrazione clandestina. Benefici che un occhio obiettivo faticherebbe non poco a individuare.

Military for what? Considerazioni a partire dal volume "Soldiers without frontiers. The view from the ground"

di Alessia Zaretti

La missione essenziale delle Forze Armate di ogni Paese democratico è la difesa dello Stato, dei cittadini e la salvaguardia delle libere istituzioni da ogni possibile minaccia. Nel corso degli ultimi decenni la natura di tale missione è tuttavia mutata significativamente in collegamento con l’evoluzione dello scenario internazionale e della natura delle minacce. 

La costruzione di un efficace sistema tunisino di protezione dei diritti umani

di Stefania Spada  

La Tunisia è stato uno dei primi Paesi africani a creare  - conformemente ai cd. Principi di Parigi  - un’istituzione nazionale incaricata di promuovere e proteggere i diritti umani ovvero il Comité Supérieur des Droits de l’Homme et des Libertés  Fondamentales (CSDHLF), istituito dal decreto n. 54-1991 del 7 gennaio 1991 che lo definisce come un organo consultivo incaricato di assistere il Presidente della Repubblica in tutte le attività riguardanti la tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali

Il ruolo delle forze armate croate nella difesa dell'ambiente. Una nuova prospettiva di sviluppo sociale

di Alessandra Carloni

Parlare di Forze Armate in qualità di attore di sviluppo sociale è un esercizio teorico che il presente saggio intende proporre in riferimento al contesto nazionale croato.

Editoriali

Diritto alla privacy e lotta al terrorismo nello spazio costituzionale europeo

di Salvatore Bonfiglio

La rivoluzione digitale sta segnando fortissimi cambiamenti, che sono in un certo senso paragonabili per importanza a quelli che si registrarono dopo la rivoluzione industriale tra il XVIII e il XIX secolo. Non è un caso che, com’è noto, proprio alla fine dell’Ottocento fu teorizzato il right of privacy definito, in un noto articolo di Warren e di Brandeis [1], come right to be let alone. Nella società industriale l’anonimato urbano fece sorgere nelle persone e, soprattutto, nella borghesia cittadina, il desiderio di difendere l’intimità privata contro l’ingerenza dei giornali. 

di Lina Panella

Il 28 giugno 2012 il Comitato dei diritti dell’uomo della Società italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) ha organizzato un convegno in memoria della prof.ssa Maria Rita Saulle, ad un anno dalla scomparsa, dal titolo “I diritti umani nella giustizia costituzionale ed internazionale”. Alla presenza del marito prof. Francesco Durante e di numerosissimi colleghi sia del mondo accademico che della Corte Costituzionale, la poliedrica figura della prof.ssa Saulle è stata  ricordata a quanti hanno avuto il privilegio di  conoscerLa e lavorare al Suo fianco con alcune relazioni  scientifiche su particolari problematiche  che  erano state Suo oggetto di indagine privilegiato.

di  Marco Ruotolo

In un illuminante saggio del 2001, Alessandro Baratta affermava che l’enucleazione di un “diritto fondamentale alla sicurezza” non può essere altro che il “risultato di una costruzione costituzionale falsa o perversa” . Se tale preteso diritto si traduce nella “legittima domanda di sicurezza di tutti i diritti da parte di tutti i soggetti”, la costruzione è “superflua” e comunque la terminologia è fuorviante. Siamo, infatti, nel campo della “sicurezza dei diritti” o del “diritto ai diritti”, identificabile anche come “diritto umano ai diritti civili”, non già in quello proprio del “diritto alla sicurezza”. Se, invece, parlando di diritto alla sicurezza si intende selezionare “alcuni diritti di gruppi privilegiati e una priorità di azione per l’apparato amministrativo e giudiziale a loro vantaggio”, la costruzione è “ideologica”, funzionale ad una limitazione della sicurezza dei diritti attraverso l’artificio del “diritto alla sicurezza”.