Home / Note

Note

Ricerca, Istruzione e Formazione: valori per società sicure ed interculturali

 di Giovanna Spagnuolo

La competitività internazionale delle moderne economie è progressivamente legata alla loro abilità di generare, adattare e usare nuova conoscenza.

Sicurezza integrata e sicurezza partecipata

di Salvatore Bonfiglio

In Italia, dopo la riforma del titolo V della Costituzione varata nel 2001, la materia dell’«ordine pubblico e sicurezza» rimane nelle prerogative esclusive statali (legislative ed amministrative), costituendo un ‘settore riservato’ allo Stato. Si intende giustificare questo monopolio statale, perché l’autorità di pubblica sicurezza, in armonia e attuazione della Costituzione repubblicana[1], esercita le proprie funzioni, secondo quanto stabilito dalla legge 1 aprile 1981, n. 121, «al servizio delle istituzioni democratiche e dei cittadini sollecitandone la collaborazione. Essa tutela l’esercizio delle libertà e dei diritti dei cittadini, vigila sull’osservanza delle leggi, dei regolamenti e dei provvedimenti della pubblica autorità; tutela l’ordine e la sicurezza pubblica, provvede alla prevenzione e repressione dei reati, presta soccorso in caso di calamità ed infortuni» (ex art. 24).

Nel nuovo assetto costituzionale, però, il riconoscimento delle prerogative esclusive statali in materia di «ordine pubblico e sicurezza» non esclude affatto l’importanza di stabilire per legge statale forme di coordinamento tra centro e periferia; anzi, se pur in passato si sono avute forme di collaborazione, oggi è la stessa Costituzione, all’art. 118 comma 3,  a prevederne la necessità.
In effetti, anche prima della riforma del titolo V della Costituzione [2], già a partire dai primi anni Ottanta, inizia  una collaborazione “operativa” tra polizia locale e forze di polizia statali e si prevede una collaborazione “strutturale” attraverso l’integrazione del Comitato provinciale per l’ordine pubblico e la sicurezza con i rappresentanti degli enti locali (artt. 15 e 20 della legge 121 del 1981).

Il problema delle “ronde” civiche nel quadro della ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni.

di Diana Tasini

Alcune considerazioni sulla sent. n. 226/2010 della Corte Costituzionale.
La prima concreta applicazione della Legge n. 94 del 15 luglio 2009 concernente Disposizioni in materia di sicurezza pubblica si è avuta con l’emanazione del Decreto Ministeriale dell’8 agosto 2009 , con il quale il Ministro dell’Interno ha fissato, fra l’altro, gli ambiti operativi delle «associazioni di volontari  per il presidio sul territorio», note ai più con il nome di “ronde”.

In base all’art. 3 comma 40, della citata L. n. 94/09 le c.d. ronde sono associazioni tra cittadini non armati con il compito di segnalare alle forze dell’ordine eventi che possano «arrecare danno alla sicurezza urbana ovvero situazioni di disagio sociale». Nel successivo comma 41 viene, inoltre, specificato che tali associazioni debbono essere  iscritte in un particolare elenco redatto dal Prefetto e, previa verifica da parte di quest’ultimo (e del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica), devono possedere taluni particolari requisiti per la specifica dei quali il comma 43 rimanda ad apposita regolamentazione del Ministro dell'Interno. Il Prefetto, competente per territorio, deve procedere annualmente alla revisione dell'elenco per verificare il permanere delle caratteristiche delle associazioni e degli appartenenti alle stesse.

Editoriali

Diritto alla privacy e lotta al terrorismo nello spazio costituzionale europeo

di Salvatore Bonfiglio

La rivoluzione digitale sta segnando fortissimi cambiamenti, che sono in un certo senso paragonabili per importanza a quelli che si registrarono dopo la rivoluzione industriale tra il XVIII e il XIX secolo. Non è un caso che, com’è noto, proprio alla fine dell’Ottocento fu teorizzato il right of privacy definito, in un noto articolo di Warren e di Brandeis [1], come right to be let alone. Nella società industriale l’anonimato urbano fece sorgere nelle persone e, soprattutto, nella borghesia cittadina, il desiderio di difendere l’intimità privata contro l’ingerenza dei giornali. 

di Lina Panella

Il 28 giugno 2012 il Comitato dei diritti dell’uomo della Società italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) ha organizzato un convegno in memoria della prof.ssa Maria Rita Saulle, ad un anno dalla scomparsa, dal titolo “I diritti umani nella giustizia costituzionale ed internazionale”. Alla presenza del marito prof. Francesco Durante e di numerosissimi colleghi sia del mondo accademico che della Corte Costituzionale, la poliedrica figura della prof.ssa Saulle è stata  ricordata a quanti hanno avuto il privilegio di  conoscerLa e lavorare al Suo fianco con alcune relazioni  scientifiche su particolari problematiche  che  erano state Suo oggetto di indagine privilegiato.

di  Marco Ruotolo

In un illuminante saggio del 2001, Alessandro Baratta affermava che l’enucleazione di un “diritto fondamentale alla sicurezza” non può essere altro che il “risultato di una costruzione costituzionale falsa o perversa” . Se tale preteso diritto si traduce nella “legittima domanda di sicurezza di tutti i diritti da parte di tutti i soggetti”, la costruzione è “superflua” e comunque la terminologia è fuorviante. Siamo, infatti, nel campo della “sicurezza dei diritti” o del “diritto ai diritti”, identificabile anche come “diritto umano ai diritti civili”, non già in quello proprio del “diritto alla sicurezza”. Se, invece, parlando di diritto alla sicurezza si intende selezionare “alcuni diritti di gruppi privilegiati e una priorità di azione per l’apparato amministrativo e giudiziale a loro vantaggio”, la costruzione è “ideologica”, funzionale ad una limitazione della sicurezza dei diritti attraverso l’artificio del “diritto alla sicurezza”.