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Le misure anti-tratta nell’ordinamento italiano: profili penalistici e tutela delle vittime

Le misure anti-tratta nell’ordinamento italiano: profili penalistici e tutela delle vittime

di Gianluca Ferrari 

In Italia il fenomeno della tratta di esseri umani conta ogni anno un numero di mille persone identificate e assistite come vittime. Per avere la cifra esatta dell’impatto devastante di questa nuova forma di schiavitù, adattata alle economie di libero mercato, bisogna allargare lo sguardo al resto del mondo: lì i numeri salgono a 1.000.000 di persone censite per anno. 

Abstract

The paper deals with the dramatic and current issue of trafficking in human beings following the publication of the latest GRETA Report, the most complete report on the state of the art of the measures adopted by each individual Member State in implementation of the 2008 Convention.

In Italy human trafficking counts every year a number of 1,000 people identified and assisted as victims. There is a close interdependence between transactional criminal organizations and slavery and trafficking crimes, whose commission is made possible thanks to the widespread control exercised by these organizations over illegal migration flows. The refugee protection crisis creates new opportunities for human traffickers and exploiters, and Italy continues to be the first port of destination for trafficked people, as well as a transit country for all other European nations.

This work will start from the scrutiny of slavery and trafficking crimes in our country, highlighting the regulatory evolution and the influence exercised at European / international level, and then focusing on the legal protection system for victims of trafficking.

Editoriali

Diritto alla privacy e lotta al terrorismo nello spazio costituzionale europeo

di Salvatore Bonfiglio

La rivoluzione digitale sta segnando fortissimi cambiamenti, che sono in un certo senso paragonabili per importanza a quelli che si registrarono dopo la rivoluzione industriale tra il XVIII e il XIX secolo. Non è un caso che, com’è noto, proprio alla fine dell’Ottocento fu teorizzato il right of privacy definito, in un noto articolo di Warren e di Brandeis [1], come right to be let alone. Nella società industriale l’anonimato urbano fece sorgere nelle persone e, soprattutto, nella borghesia cittadina, il desiderio di difendere l’intimità privata contro l’ingerenza dei giornali. 

di Lina Panella

Il 28 giugno 2012 il Comitato dei diritti dell’uomo della Società italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) ha organizzato un convegno in memoria della prof.ssa Maria Rita Saulle, ad un anno dalla scomparsa, dal titolo “I diritti umani nella giustizia costituzionale ed internazionale”. Alla presenza del marito prof. Francesco Durante e di numerosissimi colleghi sia del mondo accademico che della Corte Costituzionale, la poliedrica figura della prof.ssa Saulle è stata  ricordata a quanti hanno avuto il privilegio di  conoscerLa e lavorare al Suo fianco con alcune relazioni  scientifiche su particolari problematiche  che  erano state Suo oggetto di indagine privilegiato.

di  Marco Ruotolo

In un illuminante saggio del 2001, Alessandro Baratta affermava che l’enucleazione di un “diritto fondamentale alla sicurezza” non può essere altro che il “risultato di una costruzione costituzionale falsa o perversa” . Se tale preteso diritto si traduce nella “legittima domanda di sicurezza di tutti i diritti da parte di tutti i soggetti”, la costruzione è “superflua” e comunque la terminologia è fuorviante. Siamo, infatti, nel campo della “sicurezza dei diritti” o del “diritto ai diritti”, identificabile anche come “diritto umano ai diritti civili”, non già in quello proprio del “diritto alla sicurezza”. Se, invece, parlando di diritto alla sicurezza si intende selezionare “alcuni diritti di gruppi privilegiati e una priorità di azione per l’apparato amministrativo e giudiziale a loro vantaggio”, la costruzione è “ideologica”, funzionale ad una limitazione della sicurezza dei diritti attraverso l’artificio del “diritto alla sicurezza”.

di Stefano Ceccanti

Se leggiamo una delle Costituzioni degli Stati democratico-sociali, come la nostra, dobbiamo cercare anzitutto di coglierne l'ispirazione di fondo attraverso gli enunciati di articoli e commi, ma senza trattarla come se fosse un testo inerte, sapendo vedere al di là di essi, ricercando le loro matrici.

Sulla materia oggetto di questo breve contributo penso di aver trovato la chiave di lettura complessiva migliore, che le illustra adeguatamente, in alcuni testi di Paul Ricoeur, raccolti ora da Luca Alici: Il diritto di punire per Morcelliana.