Home / Osservatori / Osservatorio europeo e internazionale / Reversibilidad democrática en Venezuela. Opciones de la transición política

Reversibilidad democrática en Venezuela. Opciones de la transición política

Reversibilidad democrática en Venezuela. Opciones de la transición política

di Herbert Koeneke Ramírez 

La crisis en la que ha estado sumida Venezuela en los últimos años resulta no solo preocupante dentro y fuera del país, sino que además genera dudas acerca de la probabilidad de que sea prontamente superada. El colapso de la industria petrolera, el deterioro de los indicadores económicos, la diatriba contra figuras públicas, la judicialización de la política, los escándalos de corrupción, la politización del sector militar, los elevados niveles de violencia y la creciente emigración hacia distintos países constituyen factores determinantes de esa consternación social.

Abstract

The regime established in Venezuela since 1999, when Hugo Chávez became President of the Republic, has been considered by different analysts as autoritarismo competitivo, democradura and dictablanda, among other conceptualizations of hybrid governments, but also as autocracia and totalitarismo alluding to pure types of political systems. Regardless of the term used, the democracy born in 1958, despite experiencing some deterioration since the 1980s, has notably regressed during the last two decades in values ​​such as freedom, transparency and peaceful coexistence. Some options have been proposed in order to reverse this degradation and promote redemocratization: “transitologists” have defined them as transformación or reform, replacement or rupture, “transplazo” or negotiation, and foreign invasion. Negotiation is currently considered the most viable option, although the other ones have not been totally ruled out. In fact, a sector of the opposition has accepted the installation of a new negotiating table for agreements with the ruling party since September 2019.

However, some conditions are essential for these negotiations to be translated into real achievements. First of all, it is necessary to abandon the disqualifying and polarizing discourse, known as "group-centric framing", used intensely by Hugo Chávez and now by his followers. If this divisive rhetoric persists, eventual agreements will be hindered. Secondly, the ruling party must publicly accept that its candidates can be defeated or revoked (not always winning) in free and transparent elections. Thirdly, the government must refuse the abuse of power in its various forms, such as judicialization of politics, administrative opacity and censorship of the media.

This paper addresses the fundamental aspects for the eventual transition to democracy, without teleological implications, after the setback experienced by the Venezuelan political system in recent years.

Leggi l'articolo in Pdf

Editoriali

Diritto alla privacy e lotta al terrorismo nello spazio costituzionale europeo

di Salvatore Bonfiglio

La rivoluzione digitale sta segnando fortissimi cambiamenti, che sono in un certo senso paragonabili per importanza a quelli che si registrarono dopo la rivoluzione industriale tra il XVIII e il XIX secolo. Non è un caso che, com’è noto, proprio alla fine dell’Ottocento fu teorizzato il right of privacy definito, in un noto articolo di Warren e di Brandeis [1], come right to be let alone. Nella società industriale l’anonimato urbano fece sorgere nelle persone e, soprattutto, nella borghesia cittadina, il desiderio di difendere l’intimità privata contro l’ingerenza dei giornali. 

di Lina Panella

Il 28 giugno 2012 il Comitato dei diritti dell’uomo della Società italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) ha organizzato un convegno in memoria della prof.ssa Maria Rita Saulle, ad un anno dalla scomparsa, dal titolo “I diritti umani nella giustizia costituzionale ed internazionale”. Alla presenza del marito prof. Francesco Durante e di numerosissimi colleghi sia del mondo accademico che della Corte Costituzionale, la poliedrica figura della prof.ssa Saulle è stata  ricordata a quanti hanno avuto il privilegio di  conoscerLa e lavorare al Suo fianco con alcune relazioni  scientifiche su particolari problematiche  che  erano state Suo oggetto di indagine privilegiato.

di  Marco Ruotolo

In un illuminante saggio del 2001, Alessandro Baratta affermava che l’enucleazione di un “diritto fondamentale alla sicurezza” non può essere altro che il “risultato di una costruzione costituzionale falsa o perversa” . Se tale preteso diritto si traduce nella “legittima domanda di sicurezza di tutti i diritti da parte di tutti i soggetti”, la costruzione è “superflua” e comunque la terminologia è fuorviante. Siamo, infatti, nel campo della “sicurezza dei diritti” o del “diritto ai diritti”, identificabile anche come “diritto umano ai diritti civili”, non già in quello proprio del “diritto alla sicurezza”. Se, invece, parlando di diritto alla sicurezza si intende selezionare “alcuni diritti di gruppi privilegiati e una priorità di azione per l’apparato amministrativo e giudiziale a loro vantaggio”, la costruzione è “ideologica”, funzionale ad una limitazione della sicurezza dei diritti attraverso l’artificio del “diritto alla sicurezza”.

di Stefano Ceccanti

Se leggiamo una delle Costituzioni degli Stati democratico-sociali, come la nostra, dobbiamo cercare anzitutto di coglierne l'ispirazione di fondo attraverso gli enunciati di articoli e commi, ma senza trattarla come se fosse un testo inerte, sapendo vedere al di là di essi, ricercando le loro matrici.

Sulla materia oggetto di questo breve contributo penso di aver trovato la chiave di lettura complessiva migliore, che le illustra adeguatamente, in alcuni testi di Paul Ricoeur, raccolti ora da Luca Alici: Il diritto di punire per Morcelliana.