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Osservatorio sociale

Fuggire da sé: David Le Breton e la crisi del legame sociale nella società contemporanea

di Emanuele Rossi

«Ciò che non possiamo mai essere – scriveva Erving Goffman – è semplicemente uomini e donne. Noi siamo ciò che fingiamo di essere» (Coser 2002, 623). Con questa affermazione, il sociologo canadese sottolineava che in quanto esseri umani siamo costretti, volenti o nolenti, a recitare un ruolo, ad interpretare una parte all’interno della società in cui siamo nati e cresciuti e questo “spettacolo” deve durare tutto il tempo in cui viviamo. 

Abstract

Scuola e Islam: l’Islam a scuola

di Antonio Cuciniello

Le competenze interculturali (e interreligiose), in uno scenario caratterizzato da migrazioni internazionali in cui le varie culture spesso indicano diverse provenienze e appartenenze, si pongono ormai come indispensabili in ambienti sempre più evidentemente contraddistinti da pluralismo linguistico e culturale. In particolare, nei contesti educativi, attraverso il contatto quotidiano con bambini e ragazzi con background migratorio, insegnanti e operatori hanno la possibilità di sviluppare specifiche competenze utili nell’interpretazione delle culture, riconoscere e contrastare approcci folkloristici e stereotipati e infine trovare punti di contatto che rendono possibile una pacifica convivenza in ambienti educativi inclusivi.

Abstract

La fenice nera della democrazia: per una fenomenologia della tortura

di Emanuele Rossi

Ha scritto David Le Breton, in un saggio di qualche anno fa, che «la tortura è la pratica dell’orrore a tempo pieno». Una pratica crudele e disumana che richiama alla mente mondi arcaici, scenari premoderni, contrassegnati da una violenza e una crudeltà senza fine.

Abstract

Il ritorno della nazione e il futuro del Soggetto. Colloqui con Alain Touraine

di Francesco Antonelli

L’immaginazione sociologica è un’espressione con la quale il grande sociologo Charles W. Mills, nell’omonimo libro del 1959, indicava la necessità per le scienze sociali di cogliere, in ogni fenomeno studiato, il legame tra le biografie individuali e la grande storia.

Omatakuyassi: la metànoia transculturale

di Enrica Tedeschi

Lo scenario socio-culturale delle società complesse, caratterizzato da molteplici conflitti interculturali, sembra reclamare con urgenza nuovi schemi di lettura e nuove chiavi interpretative di quella regione potente e sconosciuta, definita in molti modi.

Abstract

L’Islam nelle carceri italiane e il dialogo interreligioso: intervista ad Antonio Cuciniello

di Pina Sodano

In un’Italia sempre più interculturale nasce l’esigenza di investire nel dialogo tra cittadini appartenenti a diverse religioni e culture, protagonisti di prospettive e aspettative di vita articolate, spesso derivanti dai propri percorsi personali, e quindi dare vita a visioni e rappresentazioni condivise del Paese, del mondo, della storia e del futuro. Si tratta di costruire una nuova concezione dello “stare insieme”, sintesi della sua complessità interculturale e del dibattito tra tutti i suoi appartenenti.

Carcere e salute. Voci fioche di persone detenute

di Maurizio Esposito

In questo articolo presento alcuni risultati che emergono da una ricerca empirica, costruita attraverso le voci narranti delle persone detenute, sul vissuto socio-relazionale della malattia cronica nelle carceri italiane. Per chi fosse interessato ad approfondire l’argomento, troverà tali risultati per esteso all’interno della mia monografia Il doppio fardello. Narrazioni di solitudine e malattia di persone detenute, pubblicata da pochi mesi per i tipi della Cedam di Padova, nella collana referata «Sfide sociologiche e ricerca sociale». Il titolo scelto per il libro fa riferimento al concetto che intende la compresenza nell’individuum di una limitazione sia della libertà personale che della salute, in assoluto diritti fondamentali irrinunciabili, tale da produrre una sorta di dividuum, ovvero di individuo scisso e dimidiato, appunto, tra esigenze di trattamento e bisogni di salute.

Abstract

Indagine sul contrasto allo sfruttamento lavorativo e di manodopera immigrata in Italia: dalla direttiva europea Sanzioni alla legge Rosarno

di Marco Omizzolo e Pina Sodano

In Italia la presenza degli immigranti nel mercato del lavoro presenta aspetti contraddittori. Molte ricerche mostrano l’esistenza di percorsi di inclusione sociale che consentono di superare condizioni di sfruttamento lavorativo ed emarginazione sociale. Tra questi, ad esempio,l’imprenditoria etnica, che permette a migliaia di persone originarie di paesi stranieri di disporre di una retribuzione regolare e, nel contempo,garantisce mobilità sociale. 

Secondo il Rapporto 2015 sullʹeconomia dell’immigrazione della Fondazione Leone Moressa, in Italia, le prestazioni pensionistiche di circa 620 mila anziani derivano dalle contribuzioni dei lavoratori immigrati,per un totale di circa 10,29 miliardi di euro di contributi previdenziali versati all’INPS. Esistono poi attività lavorative, emerse in seguito ad alcune ricerche sociologiche e riferite soprattutto a taluni settori specifici (agricolo, dei servizi, del commercio e edile), particolarmente esposti alla tratta internazionale e allo sfruttamento lavorativo.

Abstract

Raccontare la nonviolenza: il caso del conflitto israelo-palestinese

di Pina Sodano

Raccontare il conflitto israelo-palestinese è un’impresa complessa che richiede un’analisi molto articolata. Risulta difficile ridurre, in poche righe, l'origine, la dinamica e il dramma di un conflitto considerato, nell’ambito dei conflitti irrisolti, tra i più duraturi. 

Abstract

Towards a «Just and Comprehensive Peace in Palestine»: Interviewing Omar Barghouti

di Pina Sodano

Omar Barghouti is an independent Palestinian researcher, human rights activist and co-founder of the Palestinian civil society-led Boycott, Divestment and Sanctions (BDS) movement for Palestinian rights. Now he is a research fellow at the International Institute of Social Studies - The Hague, holding a bachelor's degree and a master's degree in electrical engineering from Columbia University - New York and a master's degree in philosophy (ethics) from Tel Aviv University.

Editoriali

Diritto alla privacy e lotta al terrorismo nello spazio costituzionale europeo

di Salvatore Bonfiglio

La rivoluzione digitale sta segnando fortissimi cambiamenti, che sono in un certo senso paragonabili per importanza a quelli che si registrarono dopo la rivoluzione industriale tra il XVIII e il XIX secolo. Non è un caso che, com’è noto, proprio alla fine dell’Ottocento fu teorizzato il right of privacy definito, in un noto articolo di Warren e di Brandeis [1], come right to be let alone. Nella società industriale l’anonimato urbano fece sorgere nelle persone e, soprattutto, nella borghesia cittadina, il desiderio di difendere l’intimità privata contro l’ingerenza dei giornali. 

di Lina Panella

Il 28 giugno 2012 il Comitato dei diritti dell’uomo della Società italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) ha organizzato un convegno in memoria della prof.ssa Maria Rita Saulle, ad un anno dalla scomparsa, dal titolo “I diritti umani nella giustizia costituzionale ed internazionale”. Alla presenza del marito prof. Francesco Durante e di numerosissimi colleghi sia del mondo accademico che della Corte Costituzionale, la poliedrica figura della prof.ssa Saulle è stata  ricordata a quanti hanno avuto il privilegio di  conoscerLa e lavorare al Suo fianco con alcune relazioni  scientifiche su particolari problematiche  che  erano state Suo oggetto di indagine privilegiato.

di  Marco Ruotolo

In un illuminante saggio del 2001, Alessandro Baratta affermava che l’enucleazione di un “diritto fondamentale alla sicurezza” non può essere altro che il “risultato di una costruzione costituzionale falsa o perversa” . Se tale preteso diritto si traduce nella “legittima domanda di sicurezza di tutti i diritti da parte di tutti i soggetti”, la costruzione è “superflua” e comunque la terminologia è fuorviante. Siamo, infatti, nel campo della “sicurezza dei diritti” o del “diritto ai diritti”, identificabile anche come “diritto umano ai diritti civili”, non già in quello proprio del “diritto alla sicurezza”. Se, invece, parlando di diritto alla sicurezza si intende selezionare “alcuni diritti di gruppi privilegiati e una priorità di azione per l’apparato amministrativo e giudiziale a loro vantaggio”, la costruzione è “ideologica”, funzionale ad una limitazione della sicurezza dei diritti attraverso l’artificio del “diritto alla sicurezza”.