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Covid-19, rischio e complessità sociale. Scenari in metamorfosi

Covid-19, rischio e complessità sociale. Scenari in metamorfosi

di Anna Maria Paola Toti

La storia dell’umanità è caratterizzata da corsi e ricorsi storici legati a epidemie/pandemie che hanno stravolto la texture sociale e materiale a livello globale. Nella società complessa, i processi di urbanizzazione, di deforestazione, di sfruttamento degli habitat naturali degli animali, di devastazione di interi ecosistemi, di climate change sono tra le cause principali degli eventi pandemici. Il Covid-19 – forma abbreviata di Coronavirus disease 2019, denominazione attribuita dall’OMS nel febbraio 2020 – ci pone di fronte a quello che Ulrich Beck ha definito la «metamorfosi del mondo» (Beck 2017) e dimostra che la comunità umana globale è ugualmente precaria.

Abstract

The essay analyzes scenarios, consequences and side effects of the global Covid-19 pandemic. Coronavirus presents itself as a “total social fact”, a phenomenon closely related to all aspects of life, involving different levels of society and allowing to comprehension of apparently distant and different fragments of the same society. The pandemic emergency has highlighted the complexity of the human world, the interdependence between the various economic, health and social aspects and the gaps in the process of secularisation of our model of civilisation which at first sight seems to be unstoppable. This event confronts us with a “metamorphosis of the world”, a great socio-anthropological rupture that requires a rethinking of paradigms, of categories, of thinking otherwise, in order to understand a radically transformed world.

Leggi l'articolo in Pdf - DOI: 10.13134/2239-804X/2-2020/7

Editoriali

Diritto alla privacy e lotta al terrorismo nello spazio costituzionale europeo

di Salvatore Bonfiglio

La rivoluzione digitale sta segnando fortissimi cambiamenti, che sono in un certo senso paragonabili per importanza a quelli che si registrarono dopo la rivoluzione industriale tra il XVIII e il XIX secolo. Non è un caso che, com’è noto, proprio alla fine dell’Ottocento fu teorizzato il right of privacy definito, in un noto articolo di Warren e di Brandeis [1], come right to be let alone. Nella società industriale l’anonimato urbano fece sorgere nelle persone e, soprattutto, nella borghesia cittadina, il desiderio di difendere l’intimità privata contro l’ingerenza dei giornali. 

di Lina Panella

Il 28 giugno 2012 il Comitato dei diritti dell’uomo della Società italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) ha organizzato un convegno in memoria della prof.ssa Maria Rita Saulle, ad un anno dalla scomparsa, dal titolo “I diritti umani nella giustizia costituzionale ed internazionale”. Alla presenza del marito prof. Francesco Durante e di numerosissimi colleghi sia del mondo accademico che della Corte Costituzionale, la poliedrica figura della prof.ssa Saulle è stata  ricordata a quanti hanno avuto il privilegio di  conoscerLa e lavorare al Suo fianco con alcune relazioni  scientifiche su particolari problematiche  che  erano state Suo oggetto di indagine privilegiato.

di  Marco Ruotolo

In un illuminante saggio del 2001, Alessandro Baratta affermava che l’enucleazione di un “diritto fondamentale alla sicurezza” non può essere altro che il “risultato di una costruzione costituzionale falsa o perversa” . Se tale preteso diritto si traduce nella “legittima domanda di sicurezza di tutti i diritti da parte di tutti i soggetti”, la costruzione è “superflua” e comunque la terminologia è fuorviante. Siamo, infatti, nel campo della “sicurezza dei diritti” o del “diritto ai diritti”, identificabile anche come “diritto umano ai diritti civili”, non già in quello proprio del “diritto alla sicurezza”. Se, invece, parlando di diritto alla sicurezza si intende selezionare “alcuni diritti di gruppi privilegiati e una priorità di azione per l’apparato amministrativo e giudiziale a loro vantaggio”, la costruzione è “ideologica”, funzionale ad una limitazione della sicurezza dei diritti attraverso l’artificio del “diritto alla sicurezza”.

di Stefano Ceccanti

Se leggiamo una delle Costituzioni degli Stati democratico-sociali, come la nostra, dobbiamo cercare anzitutto di coglierne l'ispirazione di fondo attraverso gli enunciati di articoli e commi, ma senza trattarla come se fosse un testo inerte, sapendo vedere al di là di essi, ricercando le loro matrici.

Sulla materia oggetto di questo breve contributo penso di aver trovato la chiave di lettura complessiva migliore, che le illustra adeguatamente, in alcuni testi di Paul Ricoeur, raccolti ora da Luca Alici: Il diritto di punire per Morcelliana.