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Drivers of Far-Left Extremism: a Systematic Review on Current International Scientific Literature

di Francesco Antonelli, Santina Musolino e Valeria Rosato

In the 1960s and 1970s, far-left terrorism was one of the main threats to democracy in Europe. Therefore, one can say that the whole “classic” theory on terrorism and political violence was established having far-right terrorism as a reference point. Broadly speaking, two classic perspectives can be identified: on the one hand, a standpoint centred on the importance of ideology, a sort of secular religion, as the main driver of far-left radicalisation and, more generally, of each kind of radicalisation (e.g. Voegelin 1939; Bracher 1984; Pellicani 2012; Orsini 2009). On the other hand, a perspective focused on the relationship between social movements, political systems and terrorism that considers the latter to be the result of the “poor functioning” of the other two (e.g. Della Porta 1995; 2013). Nowadays, in a time of international Jihadism and the spread of far-right nativism, how is the state of the art of the scientific research on far-left extremism and terrorism, given their partial decline?

Abstract

The purpose of this paper is to examine systematically current scientific international literature on far-left extremism with three analytic aims: first, to identify the main trends within the current scientific debate about such political extremism. Second, focusing our attention on gender and youth. Third, to develop a “gap analysis”. According to current scientific literature, far-left groups are characterised by the widespread use of the Internet for both propaganda and mobilisation purposes as well as fighting tactics through an increase in cyberattacks that has been matched by a decrease in physical violence. Manifestations of physical violence are in fact limited and often take place in the form of sabotage and urban guerrilla warfare. On the contrary, within this literature, a fundamental under-researched aspect concerns the link between local and global dimensions in explaining new forms of social and political conflict that characterise European societies, as left-wing extremism is.

Editoriali

Diritto alla privacy e lotta al terrorismo nello spazio costituzionale europeo

di Salvatore Bonfiglio

La rivoluzione digitale sta segnando fortissimi cambiamenti, che sono in un certo senso paragonabili per importanza a quelli che si registrarono dopo la rivoluzione industriale tra il XVIII e il XIX secolo. Non è un caso che, com’è noto, proprio alla fine dell’Ottocento fu teorizzato il right of privacy definito, in un noto articolo di Warren e di Brandeis [1], come right to be let alone. Nella società industriale l’anonimato urbano fece sorgere nelle persone e, soprattutto, nella borghesia cittadina, il desiderio di difendere l’intimità privata contro l’ingerenza dei giornali. 

di Lina Panella

Il 28 giugno 2012 il Comitato dei diritti dell’uomo della Società italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) ha organizzato un convegno in memoria della prof.ssa Maria Rita Saulle, ad un anno dalla scomparsa, dal titolo “I diritti umani nella giustizia costituzionale ed internazionale”. Alla presenza del marito prof. Francesco Durante e di numerosissimi colleghi sia del mondo accademico che della Corte Costituzionale, la poliedrica figura della prof.ssa Saulle è stata  ricordata a quanti hanno avuto il privilegio di  conoscerLa e lavorare al Suo fianco con alcune relazioni  scientifiche su particolari problematiche  che  erano state Suo oggetto di indagine privilegiato.

di  Marco Ruotolo

In un illuminante saggio del 2001, Alessandro Baratta affermava che l’enucleazione di un “diritto fondamentale alla sicurezza” non può essere altro che il “risultato di una costruzione costituzionale falsa o perversa” . Se tale preteso diritto si traduce nella “legittima domanda di sicurezza di tutti i diritti da parte di tutti i soggetti”, la costruzione è “superflua” e comunque la terminologia è fuorviante. Siamo, infatti, nel campo della “sicurezza dei diritti” o del “diritto ai diritti”, identificabile anche come “diritto umano ai diritti civili”, non già in quello proprio del “diritto alla sicurezza”. Se, invece, parlando di diritto alla sicurezza si intende selezionare “alcuni diritti di gruppi privilegiati e una priorità di azione per l’apparato amministrativo e giudiziale a loro vantaggio”, la costruzione è “ideologica”, funzionale ad una limitazione della sicurezza dei diritti attraverso l’artificio del “diritto alla sicurezza”.

di Stefano Ceccanti

Se leggiamo una delle Costituzioni degli Stati democratico-sociali, come la nostra, dobbiamo cercare anzitutto di coglierne l'ispirazione di fondo attraverso gli enunciati di articoli e commi, ma senza trattarla come se fosse un testo inerte, sapendo vedere al di là di essi, ricercando le loro matrici.

Sulla materia oggetto di questo breve contributo penso di aver trovato la chiave di lettura complessiva migliore, che le illustra adeguatamente, in alcuni testi di Paul Ricoeur, raccolti ora da Luca Alici: Il diritto di punire per Morcelliana.