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La revoca della cittadinanza tra sicurezza nazionale e diritti. Note a margine del caso Shamima Begum

La revoca della cittadinanza tra sicurezza nazionale e diritti. Note a margine del caso Shamima Begum

di Maria Dicosola

Il 26 febbraio 2021, con sentenza R (on the application of Begum) v. Special Immigration Appeals Commission [1], la Corte Suprema britannica si è pronunciata nel caso relativo alla revoca della cittadinanza disposta a carico di Shamima Begum, una cittadina inglese per nascita sul territorio, che, nel 2015, all’età di 15 anni, si reca in Siria per unirsi all’Isis. Nell’accogliere il ricorso del Segretario di Stato contro le sentenze pronunciate in secondo grado dalla Corte d’Appello e della Divisional Court [2], i giudici supremi hanno confermato la legittimità della revoca, disposta mentre la destinataria si trovava ancora in Siria, in un campo profughi. Vengono invece rigettati definitivamente i motivi di ricorso presentanti da Begum, secondo i quali il provvedimento, impedendole di fare rientro nel Regno Unito, la esponeva al rischio di subire maltrattamenti e alla violazione dei diritti fondamentali, tra i quali, in particolare, il diritto a un’udienza equa nell’ambito del procedimento giudiziario contro la decisione di denazionalizzazione.

Abstract

In a ruling delivered on February 26, 2021, the UK Supreme Court confirmed the decision, adopted by the Secretary of State on the basis of art. 40(2) BNA, to deprive Shamima Begum of her British citizenship for national security reasons, due to her affiliation to ISIL, stating that the decision is not in contrast with her right to a fair hearing. According to the Court, indeed, in deprivation decisions the Secretary of State enjoys a wide margin of discretion and national security interests shall prevail over individual rights. As it is argued in this paper, the ruling is highly problematic, providing, while indirectly, for additional limitations to the right of the individual to a citizenship.

Editoriali

Diritto alla privacy e lotta al terrorismo nello spazio costituzionale europeo

di Salvatore Bonfiglio

La rivoluzione digitale sta segnando fortissimi cambiamenti, che sono in un certo senso paragonabili per importanza a quelli che si registrarono dopo la rivoluzione industriale tra il XVIII e il XIX secolo. Non è un caso che, com’è noto, proprio alla fine dell’Ottocento fu teorizzato il right of privacy definito, in un noto articolo di Warren e di Brandeis [1], come right to be let alone. Nella società industriale l’anonimato urbano fece sorgere nelle persone e, soprattutto, nella borghesia cittadina, il desiderio di difendere l’intimità privata contro l’ingerenza dei giornali. 

di Lina Panella

Il 28 giugno 2012 il Comitato dei diritti dell’uomo della Società italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) ha organizzato un convegno in memoria della prof.ssa Maria Rita Saulle, ad un anno dalla scomparsa, dal titolo “I diritti umani nella giustizia costituzionale ed internazionale”. Alla presenza del marito prof. Francesco Durante e di numerosissimi colleghi sia del mondo accademico che della Corte Costituzionale, la poliedrica figura della prof.ssa Saulle è stata  ricordata a quanti hanno avuto il privilegio di  conoscerLa e lavorare al Suo fianco con alcune relazioni  scientifiche su particolari problematiche  che  erano state Suo oggetto di indagine privilegiato.

di  Marco Ruotolo

In un illuminante saggio del 2001, Alessandro Baratta affermava che l’enucleazione di un “diritto fondamentale alla sicurezza” non può essere altro che il “risultato di una costruzione costituzionale falsa o perversa” . Se tale preteso diritto si traduce nella “legittima domanda di sicurezza di tutti i diritti da parte di tutti i soggetti”, la costruzione è “superflua” e comunque la terminologia è fuorviante. Siamo, infatti, nel campo della “sicurezza dei diritti” o del “diritto ai diritti”, identificabile anche come “diritto umano ai diritti civili”, non già in quello proprio del “diritto alla sicurezza”. Se, invece, parlando di diritto alla sicurezza si intende selezionare “alcuni diritti di gruppi privilegiati e una priorità di azione per l’apparato amministrativo e giudiziale a loro vantaggio”, la costruzione è “ideologica”, funzionale ad una limitazione della sicurezza dei diritti attraverso l’artificio del “diritto alla sicurezza”.

di Stefano Ceccanti

Se leggiamo una delle Costituzioni degli Stati democratico-sociali, come la nostra, dobbiamo cercare anzitutto di coglierne l'ispirazione di fondo attraverso gli enunciati di articoli e commi, ma senza trattarla come se fosse un testo inerte, sapendo vedere al di là di essi, ricercando le loro matrici.

Sulla materia oggetto di questo breve contributo penso di aver trovato la chiave di lettura complessiva migliore, che le illustra adeguatamente, in alcuni testi di Paul Ricoeur, raccolti ora da Luca Alici: Il diritto di punire per Morcelliana.