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Las devoluciones de extranjeros en frontera y el Tribunal Europeo de Derechos Humanos

Las devoluciones de extranjeros en frontera y el Tribunal Europeo de Derechos Humanos

di Pablo Meix Cereceda 

El 13 de febrero de 2020 la Gran Sala del Tribunal Europeo de Derechos Humanos se pronunció en el asunto N.D. y N.T. contra España. La sentencia, favorable al Estado español, fue dictada por la Gran Sala y vino a revocar aquella dictada por una Sala del mismo tribunal el 17 de octubre de 2017. En la sentencia de 2017, la Sala había declarado infringidos tanto la prohibición de expulsiones colectivas de extranjeros como el derecho a un recurso efectivo en relación con la anterior prohibición.

Abstract

The ECHR’s Grand Chamber delivered in February 2020 a judgment in the first case on summary removals of migrants at the border. Different from the Chamber, the Grand Chamber rejected all of the alleged violations. However, the judgment also dismissed the concept of “operational border” that the Spanish Government supported and rejected the argument of self-defence as a justification for the removals. Concerning the alleged violations, the Grand Chamber firstly addressed the prohibition of collective expulsions. While it held that there had been an expulsion, the Grand Chamber ruled that the lack of an individual examination was justified given that the migrants had placed themselves in an unlawful situation. The Grand Chamber thus confused procedural safeguards with the right to remain in the State, and legitimised expulsions at the border even if executed without due process. Secondly, the Grand Chamber discussed and dismissed the right to an effective remedy with a similar argument. Lastly, the Grand Chamber failed to assess the fact that one of the applicants was a minor at the time of the summary removal.

Leggi l'articolo in Pdf - DOI: 10.13134/2239-804X/2-2020/5

Editoriali

Diritto alla privacy e lotta al terrorismo nello spazio costituzionale europeo

di Salvatore Bonfiglio

La rivoluzione digitale sta segnando fortissimi cambiamenti, che sono in un certo senso paragonabili per importanza a quelli che si registrarono dopo la rivoluzione industriale tra il XVIII e il XIX secolo. Non è un caso che, com’è noto, proprio alla fine dell’Ottocento fu teorizzato il right of privacy definito, in un noto articolo di Warren e di Brandeis [1], come right to be let alone. Nella società industriale l’anonimato urbano fece sorgere nelle persone e, soprattutto, nella borghesia cittadina, il desiderio di difendere l’intimità privata contro l’ingerenza dei giornali. 

di Lina Panella

Il 28 giugno 2012 il Comitato dei diritti dell’uomo della Società italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) ha organizzato un convegno in memoria della prof.ssa Maria Rita Saulle, ad un anno dalla scomparsa, dal titolo “I diritti umani nella giustizia costituzionale ed internazionale”. Alla presenza del marito prof. Francesco Durante e di numerosissimi colleghi sia del mondo accademico che della Corte Costituzionale, la poliedrica figura della prof.ssa Saulle è stata  ricordata a quanti hanno avuto il privilegio di  conoscerLa e lavorare al Suo fianco con alcune relazioni  scientifiche su particolari problematiche  che  erano state Suo oggetto di indagine privilegiato.

di  Marco Ruotolo

In un illuminante saggio del 2001, Alessandro Baratta affermava che l’enucleazione di un “diritto fondamentale alla sicurezza” non può essere altro che il “risultato di una costruzione costituzionale falsa o perversa” . Se tale preteso diritto si traduce nella “legittima domanda di sicurezza di tutti i diritti da parte di tutti i soggetti”, la costruzione è “superflua” e comunque la terminologia è fuorviante. Siamo, infatti, nel campo della “sicurezza dei diritti” o del “diritto ai diritti”, identificabile anche come “diritto umano ai diritti civili”, non già in quello proprio del “diritto alla sicurezza”. Se, invece, parlando di diritto alla sicurezza si intende selezionare “alcuni diritti di gruppi privilegiati e una priorità di azione per l’apparato amministrativo e giudiziale a loro vantaggio”, la costruzione è “ideologica”, funzionale ad una limitazione della sicurezza dei diritti attraverso l’artificio del “diritto alla sicurezza”.

di Stefano Ceccanti

Se leggiamo una delle Costituzioni degli Stati democratico-sociali, come la nostra, dobbiamo cercare anzitutto di coglierne l'ispirazione di fondo attraverso gli enunciati di articoli e commi, ma senza trattarla come se fosse un testo inerte, sapendo vedere al di là di essi, ricercando le loro matrici.

Sulla materia oggetto di questo breve contributo penso di aver trovato la chiave di lettura complessiva migliore, che le illustra adeguatamente, in alcuni testi di Paul Ricoeur, raccolti ora da Luca Alici: Il diritto di punire per Morcelliana.