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Recensioni

A. Pajno (a cura di), La sicurezza urbana, Roma, Maggioli Editore 2010, pp. 254.

di Giulia Aravantinou Leonidi

Il volume in commento costituisce il più recente approdo scientifico nel panorama della letteratura nazionale in materia di sicurezza urbana, che negli ultimi anni si è arricchita di numerosi e validi contributi.
Lo scopo di quest’opera, frutto di una ricerca di Astrid, che si è avvalsa della collaborazione di studiosi appartenenti a diversi ambiti di ricerca, è quello di delineare i profili essenziali di questa nuova “materia”, esaminando le problematiche connesse alla recente introduzione della sicurezza urbana nell’ordinamento positivo.

In particolare, il testo si pone quale raccolta di molteplici contributi dottrinali che interessano l’eterogeneità dei profili della sicurezza urbana e che si pongono come stimoli ad un’azione istituzionale consapevole e gestita da tutti i soggetti ai quali la Costituzione e la normativa di riferimento attribuisce un ruolo di rilievo nella prevenzione e repressione dei reati che affliggono la comunità e ledono quei “beni giuridici fondamentali e quegli interessi pubblici primari sui quali si regge l’ordinata convivenza dei consociati nella comunità nazionale”.
Il volume è stato prodotto da una ricerca di Astrid che mette a confronto un gruppo di costituzionalisti, di sociologi, di esperti di diritto urbanistico e di enti locali, che incrociando i rispettivi ambiti di competenza hanno cercato di delineare i profili sostanziali della sicurezza urbana.

F. Antonelli, Il duro lavoro. Edilizia e culture della sicurezza nel neo-fordismo, Napoli, EdiSES, 2010, pp. 122.

di Valeria Rosato

Compiere oggi una ricerca sociologica per indagare il tema della sicurezza sul lavoro implica un’inevitabile riflessione sulle trasformazioni che investono la società contemporanea e in particolare i conflitti e le contraddizioni che contraddistinguono il mondo del lavoro. Antonelli, attraverso una serie di ricerche empiriche e un’acuta riflessione sulle culture della sicurezza, ci offre uno spaccato dell’attuale realtà italiana fornendo utili strumenti analitici per orientare l’azione sociale e individuare strategie d’intervento volte a incrementare la sicurezza in ambito lavorativo.

Le ricerche presentate nel volume dal titolo Il duro lavoro. Edilizia e culture della sicurezza nel neo-fordismo sono state svolte tra il 2008 e il 2010 e sono il frutto della collaborazione tra il Laboratorio LABICA dell’Università degli Studi “Roma Tre”, l’INAIL Lazio e il CTP di Roma e provincia.

Partiamo dalla definizione che viene data di sicurezza sul lavoro: «insieme sistematico e non casuale delle pratiche concrete messe in atto da tutti gli attori interni ed esterni per minimizzare i rischi (effetti dannosi non previsti delle azioni umane) e i pericoli (eventi dannosi di tipo ambientale ed estrinseco) immediati e a lungo termine, connessi ai processi lavorativi». L’accento posto sia sulla dimensione sistemica esterna che su quella interna e sulla necessità di una loro stretta interdipendenza rappresenta proprio il fulcro intorno al quale ruota l’intera analisi dell’autore. Le dinamiche di tipo ‘macro’ che caratterizzano la riproduzione della forza lavoro non possono essere disgiunte da quelle ‘micro’ inerenti i concreti soggetti coinvolti.

Editoriali

Diritto alla privacy e lotta al terrorismo nello spazio costituzionale europeo

di Salvatore Bonfiglio

La rivoluzione digitale sta segnando fortissimi cambiamenti, che sono in un certo senso paragonabili per importanza a quelli che si registrarono dopo la rivoluzione industriale tra il XVIII e il XIX secolo. Non è un caso che, com’è noto, proprio alla fine dell’Ottocento fu teorizzato il right of privacy definito, in un noto articolo di Warren e di Brandeis [1], come right to be let alone. Nella società industriale l’anonimato urbano fece sorgere nelle persone e, soprattutto, nella borghesia cittadina, il desiderio di difendere l’intimità privata contro l’ingerenza dei giornali. 

di Lina Panella

Il 28 giugno 2012 il Comitato dei diritti dell’uomo della Società italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) ha organizzato un convegno in memoria della prof.ssa Maria Rita Saulle, ad un anno dalla scomparsa, dal titolo “I diritti umani nella giustizia costituzionale ed internazionale”. Alla presenza del marito prof. Francesco Durante e di numerosissimi colleghi sia del mondo accademico che della Corte Costituzionale, la poliedrica figura della prof.ssa Saulle è stata  ricordata a quanti hanno avuto il privilegio di  conoscerLa e lavorare al Suo fianco con alcune relazioni  scientifiche su particolari problematiche  che  erano state Suo oggetto di indagine privilegiato.

di  Marco Ruotolo

In un illuminante saggio del 2001, Alessandro Baratta affermava che l’enucleazione di un “diritto fondamentale alla sicurezza” non può essere altro che il “risultato di una costruzione costituzionale falsa o perversa” . Se tale preteso diritto si traduce nella “legittima domanda di sicurezza di tutti i diritti da parte di tutti i soggetti”, la costruzione è “superflua” e comunque la terminologia è fuorviante. Siamo, infatti, nel campo della “sicurezza dei diritti” o del “diritto ai diritti”, identificabile anche come “diritto umano ai diritti civili”, non già in quello proprio del “diritto alla sicurezza”. Se, invece, parlando di diritto alla sicurezza si intende selezionare “alcuni diritti di gruppi privilegiati e una priorità di azione per l’apparato amministrativo e giudiziale a loro vantaggio”, la costruzione è “ideologica”, funzionale ad una limitazione della sicurezza dei diritti attraverso l’artificio del “diritto alla sicurezza”.