Home / Recensioni / D. Amirante (a cura di), "Altre" democrazie. Problemi e prospettive del consolidamento democratico nel sub-continente indiano, Milano, Franco Angeli...

D. Amirante (a cura di), "Altre" democrazie. Problemi e prospettive del consolidamento democratico nel sub-continente indiano, Milano, Franco Angeli, 2010, pp. 213.

D. Amirante (a cura di), "Altre" democrazie. Problemi e prospettive del consolidamento democratico nel sub-continente indiano, Milano, Franco Angeli...

di Massimo Rubechi

Il volume curato da Domenico Amirante offre un prezioso contributo alla scienza costituzionalistica comparata.

 Dedicato ai problemi del consolidamento dei sistemi democratici nel sub-continente indiano – con particolare riferimento proprio all'esperienza-pilota della più grande democrazia mondiale – il libro delinea uno stato dell'arte completo sulla qualità della democrazia in una parte del mondo non sempre indagata con l'attenzione che meriterebbe dai giuspubblicisti europei.

Il testo, che si caratterizza come un'opera collettanea, raccoglie elaborati di studiosi appartenenti a settori scientifico-disciplinari diversi, senza incappare nel difetto – assai comune in questo tipo di opere, a maggior ragione se multidisciplinari – di risultare carente di un filo rosso, di un'omogeneità di fondo (almeno) negli obiettivi di ricerca fondamentali.

Il volume, anche nella sua impostazione editoriale, tenta di fornire risposte di ampio respiro partendo da quesiti fondamentali che possano essere riassunti come segue: quali insegnamenti si possono trarre dall'affermazione e dal crescente consolidamento del sistema istituzionale indiano? Si può parlare di un vero e proprio modello indiano oppure esso costituisce un unicum nel panorama comparatistico, in ragione delle sue marcate peculiarità? E, last but not least, si può affermare che sussista una presunta incompatibilità dei valori asiatici con la democrazia?
Nel primo capitolo di Amirante viene prima di tutto chiarita la ragione del titolo del volume, permeato da un fondamento giustificativo che è bene ricordare, poiché costituisce il primo filo conduttore che ci permette di comprendere il legame naturale fra tutti i contribuiti. Esso riprende, infatti, il titolo del pamphlet di Amartya Sen La democrazia degli altri (trad. it. 2004), per abbracciare – ancorché in maniera assai meno radicale e provocatoria di quanto il premio Nobel indiano per l'economia non faccia – una concezione di democrazia di più ampio respiro, intesa cioè come metodo, come confronto, come "discussione pubblica", piuttosto che come un modello istituzionale.
A partire da questo approccio, l'A. individua alcune delle caratteristiche del modello istituzionale indiano che potranno essere usate anche come parametro per comprendere le ragioni della mancata affermazione di sistemi democratici consolidati nei paesi confinanti. Prima di fornire alcune chiavi di lettura, egli sottolinea un tratto peculiare costituito dal fatto che il sistema democratico indiano si sia strutturato in un contesto di multiculturalismo ante litteram e sia cioè caratterizzato da molteplici cleavages (Lijphart) preesistenti a quello socioeconomico, tipico delle democrazie contemporanee: etnico, religioso e linguistico. La preesistenza di questo humus dimostrerebbe dunque che il progresso economico non costituisce la precondizione per l'instaurazione e il consolidamento della democrazia, bensì un obiettivo.
Le chiavi di lettura che, secondo Amirante, portano a considerare la democrazia indiana come "ben compiuta" e "complessivamente sana ed equilibrata" sono prima di tutto il fatto che la sua Costituzione sia stata frutto di un movimento politico e non sia stata invece o imposta dall'esterno o calata acriticamente: essa rappresenta, infatti, un forte elemento di appartenenza per la popolazione e contiene strumenti mutuati dal diritto comparato occidentale ma introdotti tenendo conto delle peculiarità marcate del paese.

Editoriali

Diritto alla privacy e lotta al terrorismo nello spazio costituzionale europeo

di Salvatore Bonfiglio

La rivoluzione digitale sta segnando fortissimi cambiamenti, che sono in un certo senso paragonabili per importanza a quelli che si registrarono dopo la rivoluzione industriale tra il XVIII e il XIX secolo. Non è un caso che, com’è noto, proprio alla fine dell’Ottocento fu teorizzato il right of privacy definito, in un noto articolo di Warren e di Brandeis [1], come right to be let alone. Nella società industriale l’anonimato urbano fece sorgere nelle persone e, soprattutto, nella borghesia cittadina, il desiderio di difendere l’intimità privata contro l’ingerenza dei giornali. 

di Lina Panella

Il 28 giugno 2012 il Comitato dei diritti dell’uomo della Società italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) ha organizzato un convegno in memoria della prof.ssa Maria Rita Saulle, ad un anno dalla scomparsa, dal titolo “I diritti umani nella giustizia costituzionale ed internazionale”. Alla presenza del marito prof. Francesco Durante e di numerosissimi colleghi sia del mondo accademico che della Corte Costituzionale, la poliedrica figura della prof.ssa Saulle è stata  ricordata a quanti hanno avuto il privilegio di  conoscerLa e lavorare al Suo fianco con alcune relazioni  scientifiche su particolari problematiche  che  erano state Suo oggetto di indagine privilegiato.

di  Marco Ruotolo

In un illuminante saggio del 2001, Alessandro Baratta affermava che l’enucleazione di un “diritto fondamentale alla sicurezza” non può essere altro che il “risultato di una costruzione costituzionale falsa o perversa” . Se tale preteso diritto si traduce nella “legittima domanda di sicurezza di tutti i diritti da parte di tutti i soggetti”, la costruzione è “superflua” e comunque la terminologia è fuorviante. Siamo, infatti, nel campo della “sicurezza dei diritti” o del “diritto ai diritti”, identificabile anche come “diritto umano ai diritti civili”, non già in quello proprio del “diritto alla sicurezza”. Se, invece, parlando di diritto alla sicurezza si intende selezionare “alcuni diritti di gruppi privilegiati e una priorità di azione per l’apparato amministrativo e giudiziale a loro vantaggio”, la costruzione è “ideologica”, funzionale ad una limitazione della sicurezza dei diritti attraverso l’artificio del “diritto alla sicurezza”.

di Stefano Ceccanti

Se leggiamo una delle Costituzioni degli Stati democratico-sociali, come la nostra, dobbiamo cercare anzitutto di coglierne l'ispirazione di fondo attraverso gli enunciati di articoli e commi, ma senza trattarla come se fosse un testo inerte, sapendo vedere al di là di essi, ricercando le loro matrici.

Sulla materia oggetto di questo breve contributo penso di aver trovato la chiave di lettura complessiva migliore, che le illustra adeguatamente, in alcuni testi di Paul Ricoeur, raccolti ora da Luca Alici: Il diritto di punire per Morcelliana.