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Paura dei partiti antisistema e scelte sulla “protezione” della democrazia, tra Italia e Germania

Paura dei partiti antisistema e scelte sulla “protezione” della democrazia, tra Italia e Germania

di Gabriele Maestri

Da anni il dibattito pubblico italiano assiste a periodiche discussioni e polemiche sul divieto, sancito dalla XII disposizione finale della Costituzione, di «riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista», sulle disposizioni di legge che ne costituiscono attuazione – la l. 20 giugno 1952, n. 645 (c.d. “legge Scelba”) e la l. 25 giugno 1993 n. 205 (c.d. “legge Mancino”) – e, de iure condendo, sui tentativi di inasprirle in risposta al crescere di episodi d’intolleranza, razzismo, violenza (con varietà di forme e mezzi), nonché l’esibizione di gesti e segni riconducibili al fascismo, da parte di singoli e aderenti a soggetti collettivi più o meno organizzati.

Abstract

This essay moves from the increasing fear of anti-system (and far-right) parties in Italy (e.g., CasaPound Italia and Forza Nuova), but believing that an indiscriminate criminal response cannot be the most appropriate solution for the security requests coming from citizens. The paper analyses Article XII of the Transitory and Final Provisions of the Italian Constitution, that forbids «the reorganization of the dissolved fascist party» and the laws approved to enforce that prohibition (punishing apology of fascism and usual manifestations of fascism too); several judgements of Italian Courts are considered, in order to verify their attitude over sixty years after the Constitution came into force.

The paper also compares the Italian case with Germany. After the II World War, it was configured as a “militant democracy”, but in 2017 the Bundesverfassungsgericht decided not to apply the Parteiverbot (party ban) for the National Democratic Party of Germany, judging it “anti-constitutional”, but not unconstitutional; after that judgement, Article 21 of the Grundgesetz has been modified, excluding these kind of parties from state financing without banning them. The “German choice” (democracy can decide not to protect itself) is an opportunity to evaluate the different decisions made in Italy, increasing and widening criminal sanctions against neo-fascist episodes and movements without modifying the Constitution.

Editoriali

Diritto alla privacy e lotta al terrorismo nello spazio costituzionale europeo

di Salvatore Bonfiglio

La rivoluzione digitale sta segnando fortissimi cambiamenti, che sono in un certo senso paragonabili per importanza a quelli che si registrarono dopo la rivoluzione industriale tra il XVIII e il XIX secolo. Non è un caso che, com’è noto, proprio alla fine dell’Ottocento fu teorizzato il right of privacy definito, in un noto articolo di Warren e di Brandeis [1], come right to be let alone. Nella società industriale l’anonimato urbano fece sorgere nelle persone e, soprattutto, nella borghesia cittadina, il desiderio di difendere l’intimità privata contro l’ingerenza dei giornali. 

di Lina Panella

Il 28 giugno 2012 il Comitato dei diritti dell’uomo della Società italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) ha organizzato un convegno in memoria della prof.ssa Maria Rita Saulle, ad un anno dalla scomparsa, dal titolo “I diritti umani nella giustizia costituzionale ed internazionale”. Alla presenza del marito prof. Francesco Durante e di numerosissimi colleghi sia del mondo accademico che della Corte Costituzionale, la poliedrica figura della prof.ssa Saulle è stata  ricordata a quanti hanno avuto il privilegio di  conoscerLa e lavorare al Suo fianco con alcune relazioni  scientifiche su particolari problematiche  che  erano state Suo oggetto di indagine privilegiato.

di  Marco Ruotolo

In un illuminante saggio del 2001, Alessandro Baratta affermava che l’enucleazione di un “diritto fondamentale alla sicurezza” non può essere altro che il “risultato di una costruzione costituzionale falsa o perversa” . Se tale preteso diritto si traduce nella “legittima domanda di sicurezza di tutti i diritti da parte di tutti i soggetti”, la costruzione è “superflua” e comunque la terminologia è fuorviante. Siamo, infatti, nel campo della “sicurezza dei diritti” o del “diritto ai diritti”, identificabile anche come “diritto umano ai diritti civili”, non già in quello proprio del “diritto alla sicurezza”. Se, invece, parlando di diritto alla sicurezza si intende selezionare “alcuni diritti di gruppi privilegiati e una priorità di azione per l’apparato amministrativo e giudiziale a loro vantaggio”, la costruzione è “ideologica”, funzionale ad una limitazione della sicurezza dei diritti attraverso l’artificio del “diritto alla sicurezza”.

di Stefano Ceccanti

Se leggiamo una delle Costituzioni degli Stati democratico-sociali, come la nostra, dobbiamo cercare anzitutto di coglierne l'ispirazione di fondo attraverso gli enunciati di articoli e commi, ma senza trattarla come se fosse un testo inerte, sapendo vedere al di là di essi, ricercando le loro matrici.

Sulla materia oggetto di questo breve contributo penso di aver trovato la chiave di lettura complessiva migliore, che le illustra adeguatamente, in alcuni testi di Paul Ricoeur, raccolti ora da Luca Alici: Il diritto di punire per Morcelliana.