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Zone grigie e zone rosse: la capacità delle circolari di incidere sulla sfera giuridica individuale e di limitare le libertà

di Fulvia Ugolini

La recente adozione di circolari, sia in materia di immigrazione che di contrasto a fenomeni sociali, porta alla luce un sistema di governo attraverso l’utilizzo di fonti non di rango primario che cerca la sua giustificazione e legittimità formale nel richiamo all’urgenza e alla necessità di sicurezza. Vediamo riemergere, quindi, uno strumento che trovava la sua essenza nella necessità di coordinamento e armonizzazione dell’operato tra gli uffici, caratterizzato da un’assenza, o quasi, di pubblicità.

Abstract

This article deals with the increasingly wide usage of governmental and ministerial circulars as a source of law in the framework of migrant rights aimed to address security-related concerns. Since circulars do not qualify as a source of neither primary nor secondary, nor regulatory law, the fact that their current use impacts constitutionally-protected individual rights and freedoms is problematic. An overview of past adoptions of such documents will contribute to outline a governmental policy which arguably targets migrant rights, and particularly asylum seekers, with the consistent employment of binding circulars.With regards to the current Italian situation, this article analyses the most relevant aspects of two very recent circulars adopted by the Prefects of Bologna and Florence – the so-called ‘Red areas circulars’ – and namely their restrictions on the freedom of movement and self-determination of the individuals affected by the circulars’ provisions. This study aims to shed new light on the existing practice of limiting personal freedoms and constitutional guarantees by means of inadequate, and technically non-normative, documents, and to provide the grounds for future discussion on the compatibility of the examined circulars with key provisions of the Constitution of the Italian Republic.

Editoriali

Diritto alla privacy e lotta al terrorismo nello spazio costituzionale europeo

di Salvatore Bonfiglio

La rivoluzione digitale sta segnando fortissimi cambiamenti, che sono in un certo senso paragonabili per importanza a quelli che si registrarono dopo la rivoluzione industriale tra il XVIII e il XIX secolo. Non è un caso che, com’è noto, proprio alla fine dell’Ottocento fu teorizzato il right of privacy definito, in un noto articolo di Warren e di Brandeis [1], come right to be let alone. Nella società industriale l’anonimato urbano fece sorgere nelle persone e, soprattutto, nella borghesia cittadina, il desiderio di difendere l’intimità privata contro l’ingerenza dei giornali. 

di Lina Panella

Il 28 giugno 2012 il Comitato dei diritti dell’uomo della Società italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) ha organizzato un convegno in memoria della prof.ssa Maria Rita Saulle, ad un anno dalla scomparsa, dal titolo “I diritti umani nella giustizia costituzionale ed internazionale”. Alla presenza del marito prof. Francesco Durante e di numerosissimi colleghi sia del mondo accademico che della Corte Costituzionale, la poliedrica figura della prof.ssa Saulle è stata  ricordata a quanti hanno avuto il privilegio di  conoscerLa e lavorare al Suo fianco con alcune relazioni  scientifiche su particolari problematiche  che  erano state Suo oggetto di indagine privilegiato.

di  Marco Ruotolo

In un illuminante saggio del 2001, Alessandro Baratta affermava che l’enucleazione di un “diritto fondamentale alla sicurezza” non può essere altro che il “risultato di una costruzione costituzionale falsa o perversa” . Se tale preteso diritto si traduce nella “legittima domanda di sicurezza di tutti i diritti da parte di tutti i soggetti”, la costruzione è “superflua” e comunque la terminologia è fuorviante. Siamo, infatti, nel campo della “sicurezza dei diritti” o del “diritto ai diritti”, identificabile anche come “diritto umano ai diritti civili”, non già in quello proprio del “diritto alla sicurezza”. Se, invece, parlando di diritto alla sicurezza si intende selezionare “alcuni diritti di gruppi privilegiati e una priorità di azione per l’apparato amministrativo e giudiziale a loro vantaggio”, la costruzione è “ideologica”, funzionale ad una limitazione della sicurezza dei diritti attraverso l’artificio del “diritto alla sicurezza”.

di Stefano Ceccanti

Se leggiamo una delle Costituzioni degli Stati democratico-sociali, come la nostra, dobbiamo cercare anzitutto di coglierne l'ispirazione di fondo attraverso gli enunciati di articoli e commi, ma senza trattarla come se fosse un testo inerte, sapendo vedere al di là di essi, ricercando le loro matrici.

Sulla materia oggetto di questo breve contributo penso di aver trovato la chiave di lettura complessiva migliore, che le illustra adeguatamente, in alcuni testi di Paul Ricoeur, raccolti ora da Luca Alici: Il diritto di punire per Morcelliana.